50 interviste ai giovani — Viaggio nell’adolescenza di ieri e di oggi. Episodio 2.


Nel primo episodio raccontavo come, rileggendo i quaderni della mia adolescenza, sia nata l’idea di uno spettacolo — e come il regista Vasco Mirandola mi abbia spinto ad allargare lo sguardo oltre i miei testi. Da lì la decisione: intervistare gli adolescenti di oggi.

Trovare 50 giovani disponibili a farsi intervistare non è stato semplice. Iniziare è stata la parte più difficile, ma il fatto di essere anche un insegnante mi ha aiutato molto. Alcuni miei ex studenti si sono fidati e mi hanno aperto — come per magia — le porte del loro mondo interiore.

Ricordo qualche conoscente che commentava l’idea con cinismo: «Vuoi intervistare degli adolescenti? In bocca al lupo, vediamo se parleranno più di un minuto.»

A quei pessimisti rispondo ora che tutte le interviste sono durate almeno un’ora, molte un’ora e mezza, alcune addirittura due.

Non perché io sia bravo, ma perché credo che il segreto stia nell’atteggiamento con cui ci si pone: un ascolto autentico, fatto di accettazione, comprensione e — soprattutto — assenza di giudizio.

Fare queste interviste è stato per me un privilegio straordinario. Entrare per un’ora nella vita di questi ragazzi e ragazze, ascoltare la loro esperienza, i dubbi, le paure, spesso l’ansia diffusa. Pormi con apertura e neutralità mi ha permesso di apprezzare l’unicità di ciascuno.

Ogni persona è stata una rivelazione. I loro racconti mi hanno nutrito, cambiato, arricchito.

50 interviste, 50 vite, 50 punti di vista sul mondo che racconterò — con il loro consenso — un po’ alla volta.

Uno scollamento

Uno dei punti cruciali emersi in molte conversazioni è il sentirsi inadatti a un mondo che corre troppo veloce. Un mondo disumanizzato, tecnologico, competitivo, dove il tempo per ascoltare se stessi e gli altri si riduce sempre di più.

Tra il mondo interiore e la realtà esterna si apre così uno scollamento.

Dobbiamo stare al passo con ritmi che non ci corrispondono. Chi riesce ad adattarsi viaggia al passo con i tempi moderni; chi è più sensibile, invece, cerca un ritmo diverso, non nevrotico, più interiore.

Durante l’adolescenza, trovare la propria dimensione diventa essenziale: uno spazio in cui poter crescere, ascoltarsi ed essere ascoltati.

L’adolescenza è anche questo: sentirsi piccoli davanti a un mondo enorme. Ma è il tempo in cui nascono le visioni più pure.

Io credo che quell’adolescente che siamo stati non ci abbandoni mai del tutto. È lì, dentro di noi, a ricordarci che si può guardare avanti senza smettere di sognare.

La scintilla

La mia adolescenza è stata fatta di scrittura, musica, osservazione. Da lì parte la mia ricerca artistica di oggi: un modo per restare in ascolto di quella parte viva, curiosa, autentica.

Credo che dentro ognuno di noi ci sia una scintilla di quel tempo — fragile e potente — che non svanisce mai.


E tu, quali ricordi conservi della tua adolescenza? C’è un testo, una canzone, un pensiero che ancora ti accompagna? Se ti va, scrivimi a info@alessandroalfonsi.it. Mi fa sempre piacere leggere.


Grazie per aver letto fin qui. Questo è il viaggio per restare umani, in un mondo che corre troppo veloce — ci vediamo nella prossima puntata.

— Alessandro