50 interviste ai giovani — L’ascolto. Episodio 4.
C’è un motivo se ascoltarci è diventato così difficile: il ritmo a cui viviamo.
Viviamo sempre di corsa, siamo super impegnati, riempiamo ogni attimo di attività. Questo essere impegnati ci fa sentire importanti, al passo con i tempi. Ma siamo proprio certi che questa sia la strada giusta? Ci rimane tempo per le cose semplici, una chiacchierata con un amico, guardare un tramonto, passare del tempo con i figli? Un tempo non impegnato in qualcosa. Abbiamo tempo per lo stare assieme? Non sembra. Viviamo di fretta, correndo tra una attività e l’altra, in affanno. Ogni tanto dovremmo fermarci a riflettere: è questo il mondo che voglio? È questa la vita che voglio per me? Abbiamo il potere di mettere in discussione tutto questo, di decidere, di scegliere.
Ricordo che da bambino io e i miei fratelli non avevamo giochi ma giocavamo nella natura, correndo, saltando, cadendo — spesso cadendo — parlavamo con gli alberi. In campagna di sera potevi sentire i tuoi pensieri, l’odore delle piante, il canto degli animali. Mi sentivo parte di tutto questo, le sensazioni erano potenti, c’era una certa religiosità in tutto questo. Sono stato fortunato. Spesso però ti annoiavi, ma la noia era buona perché ti costringeva ad inventarti delle cose. Oggi forse viene dato troppo, viene riempito ogni spazio, soddisfatto ogni piccolo bisogno, ma anche la mancanza ha un valore. Se soddisfo tutti i tuoi desideri ti spengo come persona, spengo il tuo desiderio di cercare, di fare, di intraprendere.
Da qui ho voluto dare voce a chi tutto questo lo vive adesso. Ho chiesto a Luca come sta vivendo questo tempo, se si sente parte di questa frenesia collettiva.
Un mondo che va veloce. Va… corre, corre, corre, produciamo, facciamo qua e là. Si fa fatica a fermarsi e ad ascoltare, proprio per il puro gusto di ascoltare, non per forza perché bisogna aiutare, devi dire qualcosa. Proprio l’ascoltare: c’è bisogno anche di stare zitti e ascoltare e basta.
Luca
Luca sottolinea questo aspetto: viviamo in un mondo che corre troppo veloce, come in un frullatore continuo. Questa velocità non ci permette di ascoltarci davvero, né di ascoltare gli altri. Ne siamo tutti vittime. È un meccanismo legato a un modello di società in cui il tempo è produttività e i valori passano attraverso l’utilità e il profitto. In questo quadro, l’ascolto diventa una perdita di tempo.
Un altro potente concetto che Luca condivide riguarda il tipo di ascolto di cui c’è bisogno: non ascoltare per dire qualcosa, per trovare una soluzione, ma ascoltare per ascoltare, dare la possibilità all’altro di esprimersi donandogli il nostro tempo e la nostra comprensione. Sentirci ascoltati, senza giudizio, a cuore aperto ci fa sentire accolti, accettati, inclusi nel cerchio. Ascoltare e basta è un atto rivoluzionario e terapeutico al tempo stesso.
Ecco allora che, se possiamo innaffiare l’adolescenza — e la vita tutta — con l’acqua miracolosa dell’ascolto, possiamo sperare in un mondo meno caotico, in cui piccoli semi possono diventare un giorno grandi querce, all’ombra delle quali sederci e ascoltare ancora nuovi racconti, canti e storie di vita.
Grazie per aver letto fin qui. Questo è il viaggio per restare umani, in un mondo che corre troppo veloce — ci vediamo nella prossima puntata.
— Alessandro
